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IPV6
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INDIRIZZI IPv6


Gli indirizzi IP disponibili stanno terminando, è questione di qualche anno e non ce ve saranno più disponibili.
Una soluzione c’è e si chiama IPv6.

Il numero di persone che ogni giorno effettuano connessioni alla rete internet sono in continuo aumento. La comunicazione tra i computer in rete viene gestita dai vari provider attraverso l'uso dell' Internet Protocol (IP). Per chi non lo sapesse il protocollo TCP-IP offre un servizio di comunicazione di tipo best-effort (cioè senza garanzie di qualità) e richiede che ad ogni computer facente parte della rete venga assegnato un indirizzo (il famoso indirizzo IP ) che risulta essere unico nella rete. Questo indirizzo è fondamentale perché è proprio ciò che permette al nostro amato computer di essere raggiunto dai pacchetti a lui destinati (stessa cosa vale ovviamente a parti invertite… cioè garantisce che i pacchetti vengano inviati proprio al destinatario prescelto).
Il numero di indirizzi assegnabili agli host è però ormai diventato un elemento critico per la rete internet:
All'inizio degli anni '90, I'IETF (internet Engineering Task Force), ovvero l'organismo che sviluppa i protocolli di Internet, ha cominciato a preoccuparsi di questo problema cruciale.
Infatti i classici indirizzi IP (IPv4) così come li conosciamo oggi, codificati su 32 bit possono numerare soltanto circa 200 milioni di computer. ( tra meno di due anni non saranno più sufficienti)
Per risolvere il problema, L' IETF istituì un gruppo di lavoro con l'obiettivo di definire un nuovo protocollo che superasse questo limite dell'attuale versione del protocollo IP. Già nel lontano ‘93 furono presentate alcune proposte di protocollo, tra le quali fu successivamente scelta quella a cui fu dato il nome di IPv6 ( il numero 5 è stato attribuito ad un protocollo sperimentale che poi non ha avuto seguito).
caratteristica principale del nuovo protocollo è uno spazio di indirizzamento esteso: dagli attuali 32 bit si è passati a ben 128 bit. Nonostante 64 bit possono essere ritenuti ragionevolmente sufficienti, la scelta verso l'abbondanza è da attribuire alla previsione che sicuramente si affermeranno nuovi tipi di terminali e si apriranno nuovi mercati per Internet (possibilità per i 'cellulari' di connettersi e di navigare su Internet, elettrodomestici in grado di interfacciarsi con la rete, etc.)
I 128 bit di IPv6 rendono la disponibilità indirizzi pari a 3.4 x 10^38. ( sicuramente sufficiente !!!!)

L’ Indirizzo IPv6

Con il nuovo protocollo, l'indirizzo IP viene rappresentato in codifica esadecimale ( numeri da 0 a 9 e lettere da A ad F), utilizzando i due punti (:) come simbolo di separazione ogni 4 cifre (in pratica 16 bit). Un tipico indirizzo IPv6 potrebbe essere ad esempio:

ab70:0000:0000:0000:04b9:12ef:ac47:1666


I gruppi di 4 cifre che contengono degli 0 nelle posizioni più significative quelle di sx)possono essere ridotti eliminando le cifre “inutili”.
E l’indirizzo diventa in questo caso:

ab70:0:0:0:04b9:12ef:ac47:1666

Inoltre, gruppi di 4 cifre consecutivi, in cui compaiano solo degli ' O ', possono essere ulteriormente abbreviati con la notazione ' :: '.
In questo modo l'indirizzo in questione diventa:

ab70::04b9:12ef:ac47:1666

La cosa sicura è che se già l'indirizzo IPv4 non risultava particolarmente mnemonico ed era utile ricorrere ai nomi registrati nel DNS (Domain Name System), con Pv6 tutto ciò questo diventa assolutamente necessario!


Altri vantaggi di IPV6

Oltre ad estendere lo spazio di indirizzamento, IPv6 introduce anche alcuni miglioramenti ed ottimizzazioni rispetto ad IPv4. Si può osservare infatti che nonostante l'indirizzo IPv6 occupi quattro volte lo spazio di un indirizzo IPv4, l'intestazione dei nuovo protocollo risulta solo due volte più grande (40 byte in luogo di 20 byte di IPv4).
Questo a conferma che IPv6 è un protocollo più snello dell’ attuale IPv4 ed include solo le funzionalità essenziali.
La trasmissione dei pacchetti risulta senza dubbio differente nei due protocolli: il protocollo IPv4 prevede che ogni router intermedio possa frammentare i pacchetti di grandi dimensioni che superano la MTU (Maximum Transfer Unit – massima dimensione trasferibile direttamente) dei collegamenti da attraversare, inviando sequenze di frammenti e lasciando la responsabilità al computer destinatario di ricostruire il pacchetto originale.
IPv6 invece non gestisce questo tipo di frammentazione se non in casi molto particolari; è previsto che il trasmettitore utilizzi un meccanismo di path MTU discovery, ovvero di determinazione della minima MTU consentita in tutti i collegamenti da attraversare, e costruisca fin dall’inizio pacchetti che non richiedono frammentazione ( poiché già di dimensione corretta ).
IPv6 introduce a fianco del campo “priority” (l'analogo del ToS - Type of Service - byte di IPv4) anche il campo flow label, per fornire alle applicazioni una modalità più efficace di discriminazione dei flussi di pacchetti.
Questi campi forniscono un supporto migliore, rispetto ad IPv4, alle tecniche che garantiscono specifici livelli di qualità del servizio (QoS) e rendono il protocollo IPv6 molto più affidabile pur rimanendo nel paradigma best-effort.
Rispetto ad IPv4, IPv6 rende effettivamente utilizzabili le opzioni nei pacchetti IP. Il grosso problema delle opzioni IPv4, è che queste rendono la dimensione dell'intestazione variabile.
I router che devono trattare grandi quantità di pacchetti IP, hanno quindi molta più difficoltà a trattare intestazioni di dimensione variabile rispetto ad intestazioni di dimensioni fisse; è chiaro che questo si traduce in perdita di prestazioni in presenza di opzioni.

In IPv6 invece le opzioni si chiamano Extension Header e sono delle intestazioni aggiuntive che possono essere inserite subito dopo l'intestazione di lunghezza fissa. Inoltre, gli Extension Header che debbono essere trattati dai router intermedi sono ben evidenziati e vengonoposizionati opportunamente per aiutarne l'elaborazione. Gli Extension Header di IPv6 consentono al nuovo protocollo di ospitare importanti funzionalità,come quelle che riguardano la sicurezza delle informazioni che trasferite.
I meccanismi di IP security, che consentono di autenticare (AH, Authentication Header) e di crittografare il contenuto dei pacchetti secondo chiavi note solo a chi trasmette e a chi riceve (ESP, Encrypted Security Payload), sono utilizzabili dunque come 'Extension Header di IPV6 .
Con queste opzioni i pacchetti diventano inattaccabili dagli sniffer e dallo spoofing. Inoltre sempre a vantaggio della sicurezza , IPv6 introduce l'eliminazione delle comunicazioni di tipo broadcast, un appiglio in meno quindi per chi voglia sferrare degli attacchi di tipo Denial of Service. Un ulteriore qualità di IPv6 è l'introduzione di un servizio di autoconfigurazione dei terminali: l'autoconfigurazione è uno degli attributi più importanti ed utili che un protocollo possa avere. Le operazioni di configurazione di una rete IP oggi sono gravose per gli amministratori, tanto che l'eventuale necessità di rinumerare intere reti non è neanche presa in considerazione.
Grazie ai due tipi di autoconfigurazione stateless e stateful (DCHPVS) il nuovo protocollo permetterà la numerazione di un intera rete, e anche un'eventuale rinumerazione, con una semplice modifica della configurazione dei router.
L’ autoconfigurazione stateless di un computer avviene attraverso un dialogo in automatico tra il computer ed un router presente sulla sua rete: il router comunica al computer i prefissi che gli sono stati configurati ed il computer li utilizza per costruirsi i propri indirizzi di tipo IPv6 (anche più di uno!) aggiungendo al prefisso una parte di indirizzo ricavata dall'indirizzo MAC (Medium Access Control) della propria scheda di rete.
La procedura stateful (DCHPv6), dei tutto analoga a quella in uso per IPv4, è comunque ancora in via di sperimentazione.
IPv6 offre un supporto nativo al servizio multicast, che ancora oggi fatica a diffondersi su IPv4, ed offre attraverso opportuni Extension Header gli strumenti per gestire la mobilità di terminale all'interno della rete; quest'ultimo servizio risulterà fondamentale per l'affermarsi di IPv6 nei sistemi mobili di terza generazione e successivi.

 


Transizione da IPv4 ad IPv6


Dopo decenni di IPv4, il passaggio ad IPv6 non sarà certo indolore, i due protocolli infatti non sono tra loro interoperanti, nel senso che comunicazioni dirette tra computer che parlano IPv6 e computer che parlano IPv4 non sono possibili direttamente. Inoltre i servizi applicativi per IPv4 non sono immediatamente disponibili per il protocollo IPv6 ed occorre quindi un lavoro di porting per gran parte dei software.
Tuttavia questi problemi sono già in corso di soluzione. Innanzitutto per rendere meno traumatica la transizione tra i due si sono predisposti alcuni strumenti per permettere le comunicazioni tra computer che usano protocolli diversi (proxy IPv4 / IPv6, NAT-PT Network Address Protocol Translator, indirizzi six to for) e per trasportare IPv6 sull'attuale rete Internet IPv4 (tunneling).
La comunicazione tra due computer IPv6 attraverso Internet può avvenire in generale secondo il seguente schema.Il terminale A spedisce pacchetti IPv6 verso un terminale B. Il router Al, un apparato dual-stack, ovvero IPv4/IPv6, incapsula il traffico IPv6 all'interno di pacchetti IPv4 e li inoltra verso l'indirizzo IPv4 dei router Bl, che a sua volta è un apparato dual-stack. Quest'ultimo decapsula il traffico IPv6 e lo inoltra al terminale B. Il simmetrico avviene per l'altro lato della comunicazione.
Su questo schema di comunicazione è nata la rete 6BONE, la più grande rete IPv6 tuttora esistente. Si tratta di una rete del tutto sperimentale, in larga parte sovrapposta alla rete Internet, sviluppata in più di 700 sedi in oltre 40 nazioni dei mondo.
La rete SixBone una rete con struttura gerarchica, al cui vertice vi sono i cosiddetti nodi di backbone, che svolgono il ruolo di ISP (internet Service Provider) IPv6 di alto livello.
Per l'Italia questo ruolo è stato sostanzialmente ricoperto da Telecom Italia Lab (CSELT in precedenza), a cui si sono più recentemente affiancati l'INFN-CNAF di Bologna e Edisontel.
E’proprio in questa rete sperimentale che sono state provate le principali implementazioni di IPv6 e la gestibilità di una rete completamente basata sul nuovo protocollo.

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